Batman: un’evoluzione tra i media?

Batman

Un supereroe, per ritenersi tale, dovrebbe avere dei poteri. O deve essere geneticamente modificato. Ce lo hanno insegnato per anni Superman e gli eroi Marvel. Ma non la pensava allo stesso modo Bob Kane. Era il 1939 quando il personaggio di Batman, il vigilante notturno, l’uomo con la maschera di pipistrello e il volto imperscrutabile, vede la sua prima apparizione per gli albi della Detective Comics.

Oggi è il Batman Day, accendiamo il Bat Segnale alto nel cielo e aspettiamo. Nel mentre, perché non ripercorriamo un po’ di storia del nostro uomo pipistrello?

L’uomo dietro Batman: Bruce Wayne

Batman Bruce Wayne

L’obbiettivo di Kane e dello sceneggiatore Bill Finger era quello di creare un fumetto che emulasse il successo di Superman, promosso dalla stessa DC Comics. Batman doveva essere una nuova versione di supereroe, una versione aggiornata e senza poteri. La sua unica potenzialità sarebbe stata quella di sfruttare delle tecnologie potenziate. Ma dietro la maschera, c’è un uomo comune: Bruce Wayne, il miliardario di Gotham City.

Non un uomo così comune. Si tratta infatti di una delle personalità più carismatiche di Gotham. Ma nonostante abbia tutto quello che un uomo possa desiderare, Bruce è divorato da un desiderio di vendetta inestinguibile che lo ha portato a vestire i panni del giustiziere mascherato. Quando era un bambino, ha assistito alla morte dei suoi genitori, le persone che più amava nella sua vita. Un criminale li ha strappati a lui, soltanto un bambino, e nessuno lo ha fermato: né la polizia, né i passanti. Il resto della storia, la conosciamo bene.

La figura di Batman ha passato anni a essere sballottolato da un media all’altro, passandoli tutti quanti: cinema, fumetti, serie tv, videogiochi. Niente è rimasto indifferente a una figura così affascinante e guidata da un sentimento così umano: la vendetta. Ma ogni filone ha voluto dare una rappresentazione diversa del personaggio. Si può addirittura riconoscere un’evoluzione che trapassa ogni confine mediatico.

Da vigilante a supereroe

Tutti hanno un modo diverso di elaborare il lutto. Quello di Bruce Wayne è stato creare il personaggio di Batman, un alter ego oscuro che prende il sopravvento sulla sua personalità con il favore della notte, quando c’è più bisogno di lui per ripulire le strade di Gotham City. Batman è sempre stato un personaggio integerrimo, mai sceso a compromessi con se stesso e disposto a tutto pur raggiungere il suo scopo.

A differenza di molti altri supereroi dell’universo DC, Batman ha iniziato la sua carriera come vigilante mascherato: la sua presenza minacciosa piombava all’improvviso sopra le teste dei criminali, il suo marchio acceso nel cielo era il simbolo di un’oscura presenza che proteggeva la città. Batman è l’uomo per eccellenza: non ha dei poteri latenti o delle abilità nascoste. È un uomo traviato da un passato oscuro e provvisto di una disarmante forza d’animo. Come direbbe il Joker in The Killing Joke, ciò che lo ha cambiato è stata soltanto “una brutta giornata”.

Joker - Batman
Joker da The Killing Joke

Il suo passaggio a supereroe vero e proprio è avvenuto soltanto dopo l’incontro con Superman. Entrambi sono due facce della stessa medaglia della giustizia: se Superman è il superuomo che si traveste da umano e usa i suoi poteri rischiando spesso di distruggere la città, Batman è l’uomo che diviene vigilante e poi supereroe, disposto a usare ogni mezzo pur di ottenere la sua giustizia. Come è ovvio, non andranno mai completamente d’accordo, anche se appianeranno più volte le loro divergenze per un bene comune.

Gran parte della psicologia di Batman si può comprendere anche grazie alle relazioni che ha avuto nel corso della sua vita. A partire da Robin, il ragazzo meraviglia che, secondo la versione di Jeph Loeb e Tim Sale (Batman: Vittoria oscura, Play Press, 2000), ha un passato molto simile a quello di Batman, permettendo all’uomo mascherato di poter empatizzare a un livello più profondo con un altro essere umano, trasformandolo così in una versione migliore di se stesso. Per non parlare del rapporto tra i suoi villain, soprattutto con Joker, la nemesi eterna e l’ossessione dell’uomo pipistrello, la cui lotta sembra raggiungere uno stallo in The Killing Joke (RW Edizioni, 2015): dopo anni di lotte, Batman è stanco di cacciare Joker e, per la prima volta, vuole aiutarlo. Il villain non è un alieno o un essere con una mentalità lontana dalla sua: è un uomo, esattamente come lui, che si è spinto troppo oltre e non sa più come tornare indietro.

La metamorfosi di Batman: da Adam West a Batman: Arkham

Anche nell’universo cinematografico Batman ha attraversato delle vere e proprie fasi evolutive che nessuno si sarebbe aspettato. Nonostante in tutti i film che lo hanno visto protagonista venisse replicata la formula noir e investigativa dei fumetti, Batman ha avuto delle caratteristiche differenti a seconda dello stile adottato dal regista e dall’attore che lo interpretava. Il Batman di Adam West, comparso per la prima volta nella serie televisiva del 1996 e poi nel primo lungometraggio del regista Leslie H. Martinson, c’entra poco o niente con le atmosfere cupe e inquietanti del fumetto; si tratta di un vigilante più giocherellone e canzonatorio, che prende a scazzottate a tempo di musica i criminali. A stento si riconosce l’oscuro uomo pipistrello delle origini.

Batman e Pinguino
Batman e Pinguino

Anche il Batman di Michael Keaton, comparso nell’opera di Tim Burton, è ancora ben lontano da quello che immaginiamo. Nei film di Tim Burton (Batman e Batman II: Il Ritorno) il vigilante è paradossalmente più defilato, quasi di contorno: si tratta di una presenza minacciosa che incombe sulla città, ma niente di più. I veri protagonisti di questi lungometraggi sembrano essere i villain: Joker (interpretato dall’iconico Jack Nicholson), Pinguino, (il terrificante e suggestivo Danny DeVito), Catwoman (la bellissima Michelle Pfeiffer). Questo abbraccia bene la poetica dei freaks che caratterizza tutta la cinematografia di Tim Burton e per certi versi si lega anche al fumetto Batman: Il lungo Halloween (Tim Sale e Jeph Loeb), dove viene per la prima volta mostrata la generazione villain dei freak che si sono ispirati proprio a Batman e alla sua tendenza ad andarsene in giro travestito da pipistrello.

Dovremo passare sopra i Batman di Val Kilmer (Batman Forever) e di George Clooney (Batman e Robin) prima di arrivare a una rappresentazione ottimale di Batman più ispirata all’universo fumettistico. Con il Batman di Christian Bale e di Ben Affleck arriviamo alla realizzazione dell’immaginario dei fumetti: un vigilante notturno cupo, integerrimo e sempre votato ai suoi ideali di giustizia. Sebbene nell’universo di Nolan Batman sia inserito in un’ottica molto più psicologica e spogliata della patina eroistica, quello di Affleck resta forse una delle più fedeli rappresentazioni.

Batman Arkham
Batman Arkham

Anche nel mondo videoludico Batman ha lasciato il suo segno. Nonostante ci siano già stati in passato dei videogiochi tie-in pietosi che tentavano di incrementare le vendite di altri marchi, con i videogiochi della Rocksteady (Batman Arkham) si ritorna alle origini del vigilante fumettistico: un Batman integerrimo, dagli ideali forti. La serie di giochi ottenne enorme successo anche grazie alla trilogia di Nolan, anche se era un prodotto totalmente slegato e c’entrava ben poco con la trama dei film, cosa che permise agli sviluppatori piena creatività.

I videogiochi di Batman sono importanti nel mercato videoludico perché fungono da spartiacque, prima di essi titoli brutti o nel migliore dei casi mediocri, dopo di essi (complice un rinnovato interesse per i supereroi, grazie Marvel) veri e propri blockbuster ad altissimo budget, che aspirano ad entrare nell’olimpo del mondo videoludico.

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