Demon Slayer è uno shōnen che non è uno shōnen

Non è facile parlare di qualcosa di cui parlano tutti perché spesso non resta più niente da dire. Ma non è questo il caso. Demon Slayer è stato un anime che ha creato una vera e propria schiera di appassionati e non sono riuscita a spiegarmi il motivo finché non l’ho visto. Così mi sono messa a seguirlo, aspettando pazientemente l’uscita degli episodi come non mi capitava di rifare dai tempi di Kuroshitsuji 2. Che bei tempi.

L’ambiguità di Demon Slayer

La storia è abbastanza semplice: Tanjiro, di ritorno dalla città vicina, trova la sua famiglia completamente sterminata da un demone. Soltanto sua sorella Nezuko è sopravvissuta, ma è stata trasformata in un demone. Il ragazzo decide quindi di sottoporsi a un duro allenamento per diventare un demon slayer, uno sterminatore di demoni: solo così facendo potrà avere qualche speranza di salvare la sorella e farla tornare umana.

Demon Slayer - Tanjiro e Nezuko
Tanjiro e Nezuko

Siamo in un mondo molto cupo, popolato da demoni che attaccano gli esseri umani e li uccidono in modi orribili. Quella rappresentata è anche un’epoca molto complicata: il periodo Meiji sta per terminare e l’occidentalizzazione della cultura giapponese è ormai alle porte. Vediamo grandi città, ferrovie, abiti di fattura occidentale. Vediamo un mondo profondamente cambiato che si sta lasciando alle spalle tutto il resto. In tutto questo i demoni – e con loro i cacciatori – sono l’ultima traccia di un folklore che ancora resiste, ma sta lentamente scomparendo. Eppure è proprio il più antico di tutti i demoni il personaggio che si è meglio adattato al cambiamento, lasciando indietro i suoi “compagni” come l’ultimo strascico di un mondo che vuole rinnegare.

Demon Slayer è una storia di differenze e di perdono

Anche Tanjiro e Nezuko sono orfani e abbandonati in un mondo che non riconoscono. Hanno soltanto l’un l’altro e qui sta tutta la forza (e la bellezza) del loro legame: un affetto che trascende qualsiasi differenza naturale e li tiene uniti. I demon slayer e i demoni sono nemici per natura e più volte ci troviamo a stare dalla parte dello sterminatore. Eppure l’anime cerca di mostrare anche l’altra faccia della medaglia: il punto di vista del demone.

Demon Slayer


Ogni demone ha una storia legata alla sua natura umana. Dietro la violenza e la crudeltà che di volta in volta mostrano, c’è il sentimento più umano di tutti: la paura. E proprio nel momento della loro morte mostrano tutta la loro fragilità. Vengono messi di fronte alla prova tangibile che niente è eterno: neppure loro, i più potenti.

Tanjiro può essere descritto come il classico eroe shōnen, ma le sue caratteristiche vengono smussate ancora di più. È l’unico eroe solare e ancora gioioso in un mondo cupo. Avrebbe tutto il diritto di odiare i demoni per quello che gli hanno fatto, ma è l’unico che riesce a perdonarli. È nel punto della loro morte che li tratta da esseri umani, dimostrando come la pietà possa essere ancora possibile anche nel più oscuro dei mondi.

I punti forti e le (piccole) debolezze di Demon Slayer

Demon Slayer è stato realizzato dallo studio Ufotable (lo stesso di Fate/Zero e God Eater), che ha fatto un lavoro magistrale. L’animazione non cala mai all’interno della serie, ma ha continuato a offrire pezzi di bravura soprattutto nei combattimenti, la punta di diamante di ogni buon shounen.

È impossibile staccare gli occhi dalle sequenza di battaglia: la particolarità di questo tipo di animazione è dovuta soprattutto alla scelta di rappresentare i fendenti delle spade con disegni ispirati al tratto delle opere di Katsushika Hokusai. Non è un caso infatti che le tecniche di combattimento di Tanjiro, legate all’elemento dell’acqua, ricordino molto la forza prorompente de La grande onda di Kanagawa.

Demon Slayer anime


La storia prosegue lentamente, seguendo una strada ben precisa e mostrandosi abbastanza fedele al manga di Koyoharu Gotouge. Purtroppo però si arriva alla fine (l’ultimo episodio di Demon Slayer dovrebbe uscire su VVVVID il 28 settembre) con ancora molti punti oscuri: sarà necessaria una seconda stagione per sapere cosa accadrà, ma questa non arriverà prima del 2020. L’unico neo che è stato accusato a questa serie sono i numerosi siparietti comici, considerati fuori luogo nella serietà di alcune scene. Personalmente, non li ho trovati troppo fastidiosi, ma anzi aiutavano a smorzare la tensione di alcuni episodi, contando che non avevano sempre un lieto fine.

Demon Slayer
Da sinistra, Zenitsu, Tanjiro e Inosuke

Demon slayer si propone di fare quello che uno shōnen anime dovrebbe fare (ovvero intrattenere), ma dà molto di più. È una storia di per sé molto attuale sull’accettazione per ciò che non si conosce ed è diverso da noi. Ma è anche una storia sulla forza dei legami, soprattutto familiari, che trascendono qualsiasi differenza, dimostrando tutta la loro forza nei momenti più difficili. Consiglio a tutti di recuperarlo: lasciatevi trasportare dalla bellezza del mondo arcaico giapponese e dalla forza delle sue animazioni.

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