“Joker”: cronache di una delusione

Dopo aver vinto il Leone d’Oro a Venezia ed aver ottenuto il plauso quasi universale del pubblico, finalmente anche noi in Italia abbiamo avuto l’occasione di poter vedere il “cinecomic d’autore” di Todd Phillips.
Come avrete modo di leggere, purtroppo Joker non mi ha convinto. Vediamone i motivi nella nostra recensione.

Arthur è un reietto in una società che non lo accetta

Arthur Fleck (Joaquin Phoenix)

Il personaggio del Joker in questo film prende un nome ed un volto ben preciso: Arthur Fleck (Joaquin Phoenix).
Egli ha come aspirazione quella di fare il comico e di far ridere le persone, ispirandosi al suo idolo Murray Franklin (Robert De Niro).
Il sogno sembra però essere lontano dal realizzarsi; Arthur vive infatti insieme a sua madre, un’inferma mentale di cui deve costantemente prendersi cura, ed egli stesso è un malato di mente.
Soffre infatti di una particolare patologia che gli provoca una risata incontrollata, oltre che di schizofrenia e depressione. Per questi motivi, non riesce ad integrarsi nella società.

Le cose si complicano quando gli aiuti psicologici di cui necessita vengono meno a causa di tagli alla sanità, lasciandolo di fatto solo contro un mondo che non lo accetta.
L’alienazione sociale porta Arthur a dover fare i conti con il mostro che risiede dentro di lui, ovvero Joker.

Il pregio principale di Joker si chiama Joaquin Phoenix

Essendo Joker strutturato principalmente come un’introspezione su un personaggio, appare ovvio come il focus del film sia tutto sul suo attore protagonista, quel Joaquin Phoenix istrionico che in questi anni si è fatto (giustamente) amare con moltissime interpretazioni magistrali.
Anche in questo caso ci troviamo davanti ad una grandissima interpretazione.
Phoenix si è preparato moltissimo per questo ruolo, e si vede fin dai primi fotogrammi.
Ogni espressione, ogni movimento di Arthur è recitato dall’attore con grandissima intensità ed è impressionante anche il dimagrimento a cui si è sottoposto per entrare nei panni del personaggio.
Non si può rimanere indifferenti davanti a quel corpo magro e ossuto, sintomo di un disagio interiore che si riflette anche nel fisico, e che viene di conseguenza riflesso a noi spettatori.

Oltre all’interpretazione di Phoenix, l’altro grande pregio del film è la colonna sonora, creata da Hildur Guðnadóttir, forse fin troppo invadente, ma efficace nel trasmettere il tormento interiore di Arthur.
Particolare plauso voglio fare al tema principale del film, veramente bellissimo.

Degna di nota anche la fotografia, con il contrasto di tonalità fredde e calde in grado di trasmettere sia i vari stati d’animo di Arthur che la freddezza della città e della società in cui vive.
Buona anche la regia, sebbene, come vedremo, abbastanza derivativa.

Nonostante i pregi, Joker ha molto che non funziona

Il primo problema risiede nel momento in cui si sposta lo sguardo dal personaggio interpretato da Joaquin Phoenix. Se, infatti, l’introspezione psicologica di Arthur è eseguita molto bene, lo stesso non si può dire della sceneggiatura e quindi del messaggio di critica sociale che Joker porta avanti e che non si può ignorare.
La sceneggiatura non solo ha dialoghi tutt’altro che brillanti, ma risulta anche estremamente superficiale nel denunciare la società odierna, banalizzando un argomento che avrebbe avuto bisogno di ben altre riflessioni.
La stessa cattiveria a cui Arthur è sottoposto fin dall’inizio, per esempio nella scena del pestaggio, appare più come una forzatura atta a manipolare lo spettatore furbescamente, che una critica alla società stessa. Soprattutto se si considera che questo tipo di tattica viene proposta più volte nel corso del film.

Il secondo problema risiede nel fatto che Joker, nonostante la sua “originalità” per il filone a cui è attaccato, è un film fortemente derivativo.
Soprattutto lo è di Martin Scorsese, che inizialmente doveva essere attaccato al progetto in qualità di produttore e da cui il film attinge sia dal punto di vista registico che narrativo.
I rimandi sono molteplici, a partire da Re Per Una Notte, di cui Joker rappresenta un palese omaggio, sia per la trama che per il personaggio di Robert De Niro, il cui ruolo nel film è quasi uguale a quello che fu di Jerry Lewis nella pellicola di Scorsese.
Oltre a questo, Joker attinge molto anche da Taxi Driver, soprattutto nello studio del personaggio, nel tema dell’alienazione sociale e nella Gotham che mai come in questo film somiglia a New York.
Queste ispirazioni, se da una parte sono genuine, dall’altra finiscono per rendere Joker un film con molta meno personalità di quel che potrebbe avere.

Tempo di tirare le somme: promosso o bocciato?

Il regista Todd Phillips insieme a Joaquin Phoenix

Non ci sono dubbi che, se confrontiamo questo Joker con ciò che è stato finora l’universo DC, questo venga fuori come un piccolo miracolo ed un grande capolavoro. Peccato che se dovessimo togliere tutti i riferimenti fumettistici e togliere soprattutto quell’ingombrante nome dal titolo, decidendo di chiamare questa pellicola in altro modo e allontanandolo da quell’etichetta di cinecomic che non gli appartiene, il film ne esca decisamente ridimensionato.

Una grandissima interpretazione attoriale purtroppo non fa un intero film, e Joker ne è la riprova. Se si fosse deciso di strutturare meglio la sceneggiatura, il messaggio sociale e di togliere alcune scelte furbastre di trama, oltre che a far dipendere meno il film da grandi classici a cui fin troppo attinge, ne sarebbe uscito un film che avrei promosso in pieno.

Nonostante questa mia severità, Joker è comunque un buon film, con una bella introspezione psicologica del protagonista, ed un’interessante reinvenzione di un personaggio iconico.



Pubblicato da Matteo Mungai

Fondatore del blog "La Nappa", di cui sono anche redattore. Appassionato di cinema, musica, serie tv e videogiochi.

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