La Nappa Musicale #2

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con la nostra rubrica di consigli musicali. Questa volta vi propongo 4 album di cui ho già parlato tempo addietro nella nostra pagina Facebook, e che ho deciso di riproporre in questo articolo. Buona lettura, e buon ascolto!

Yeezus (Kanye West, 2013)

Cominciamo la lista con questo controverso album di Kanye West.
Alla sua uscita, Yeezus ricevette il plauso della critica, ma un’accoglienza fredda da parte dei fan del rapper.
Il motivo è sicuramente da ricercarsi nel sound abrasivo, metallico e aggressivo di questo disco, ispirato dall’industrial e dal punk, chiaramente non immediato.

Personalmente, metterei questo album tra i miei preferiti in assoluto di Kanye West.
Nonostante, a differenza dei precedenti, questo lavoro non sia innovativo come altri progetti del rapper, ho particolarmente apprezzato la sua brevità, coesione e qualità della produzione, unito alla rabbia che pervade i testi del disco.
Insomma, come spesso accade quando si parla del rapper di Chicago, anche qui ci troviamo davanti ad un lavoro con i fiocchi, da meglio apprezzare con cuffie e alto volume. Vi stupirà.

Tracce Consigliate: Black Skinhead, New Slaves, Blood On The Leaves, Bound 2

St.Vincent (St.Vincent, 2014)

Proseguiamo con l’omonimo quarto album in studio della fantastica St.Vincent, pseudonimo di Annie Clark.
Chi bazzica un po’ l’ambiente della musica alternativa di questo decennio, sicuramente avrà sentito parlare di lei. La cantante americana si è fatta conoscere grazie alla originalità e stranezza delle sue creazioni, unite sempre dal suono inconfondibile della chitarra elettrica da lei suonata.

Il progetto in questione riprende lo stile adottato con il disco collaborativo Love The Giant di due anni prima, insieme a David Byrne, evolvendolo ulteriormente.
St,Vincent è quindi un album composto da canzoni che uniscono il pop a l’art rock, creando un amalgama particolarissimo ed originale. Nonostante questo però, il lavoro non è impenetrabile, anzi, è invece estremamente orecchiabile e stranamente immediato.
La scaletta scorre benissimo con pezzi dal sound futuristico e dalla produzione secca, aiutati dalla scrittura brillante e ironica di Annie.

Raccomando di recuperarsi, se il disco vi piace, anche i precedenti lavori dell’artista, per ascoltare l’evoluzione del suo stile nel corso degli anni.

Tracce Consigliate: Rattlesnake, Birth In Reverse, Prince Johnny, Digital Witness

Day Breaks (Norah Jones, 2016)

Adesso passiamo ad un album raffinato ed elegante, di quelli da ascoltare in totale relax.
Norah Jones è un nome conosciuto nel panorama musicale, soprattutto quello di inizio anni 2000. Nonostante la sua popolarità si sia decisamente ridimensionata nel corso degli anni (ed è un peccato), la qualità dei suoi lavori si è sempre mantenuta su standard molto buoni.
In particolare, questo Day Breaks è uno dei suoi album migliori, e rappresenta un ritorno alle radici jazz e blues degli inizi, dopo le sperimentazioni degli album precedenti.

Come scritto all’inizio, la caratteristica migliore del disco è la sua incredibile raffinatezza ed eleganza, con un insieme di canzoni originali e cover (tra cui Don’t Be Denied di Neil Young), sempre legate dalla bellissima voce di Norah, dal suo pianoforte e da una produzione calda e avvolgente che risalta incredibilmente tutti gli strumenti.

Uno di quegli album da consigliare indifferentemente a tutti.

Tracce Consigliate: Burn, Tragedy, Don’t Be Denied, Carry On

Dirty Computer (Janelle Monàe, 2018)

Concludiamo questa lista con uno degli album che ho più divorato nel corso dello scorso anno. Dirty Computerè il terzo album in studio di Janelle Monàe, lavoro che si discosta dalla narrazione e dallo stile dei precedenti due lavori, che vi consiglio caldamente di recuperarvi.Questa nuova fatica si presenta come l’album più squisitamente pop (nell’accezione più ampia del termine) della sua discografia, un concept albumincentrato sul tema dell’identità sessuale e concepito come un omaggio al mondo femminile, condito da alcune riflessioni sulla odierna società americana.

Musicalmente l’album abbandona gli arricchimenti orchestrali dei suoi predecessori per abbracciare una commistione di pop, funk, hip-hop e RnB, con echi molto forti di Prince (inizialmente infatti attaccato al progetto).
Grazie alla qualità altissima della produzione, alla sua varietà e coesione, l’album scorre benissimo nel corso delle 14 tracce, seguendo un preciso percorso concettuale.
Esattamente come con St.Vincent, anche questo Dirty Computer è un album perfetto per chi cerca un album orecchiabile senza rinunciare all’artisticità.

Tracce Consigliate: Django Jane, Make Me Feel, Don’t Judge Me, So Afraid

Pubblicato da Matteo Mungai

Fondatore del blog "La Nappa", di cui sono anche redattore. Appassionato di cinema, musica, serie tv e videogiochi.

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