Quella volta che ho sbagliato film e ho visto Parasite

Parasite

Ma come è possibile fare una recensione su Parasite? Me lo sono chiesta diverse volte da quando sono uscita dalla sala del cinema e mi sono resa conto di aver visto un film che era l’esatto opposto di come me l’ero immaginato.

Ho pensato: ho sbagliato film. Succede. Come quella volta che sono entrata per vedere La casa di Jack e sono uscita dalla sala ridendo come se avessi visto una commedia.

Ma di cosa parla Parasite?

Parasite

Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes di quest’anno, non solo è diventato il primo film sudcoreano a essersi aggiudicato questo premio, ma è anche in corsa per gli Oscar 2020 come miglior film in lingua straniera. Il regista è Bong Joon-ho e ha realizzato film come The Host, Snowpiecer e Okja, un lungometraggio distribuito su Netflix dallo spirito ecologista e con protagonista un enorme maiale (o ippopotamo?) in CGI.

Dopo un film come Okja che, ahimè, non mi è per niente piaciuto (ma questa è un’altra storia che racconteremo un’altra volta), non mi sarei mai aspettata che questo regista partorisse un film talmente imprevedibile. Anche se, come ci hanno dimostrato anche altri (Park Chan-wook, Lee Chang-dong, Kim Ji-woon, per dirne alcuni), i registi coreani ci sanno proprio fare con il cinema.

E allora cosa succede in Parasite?

Parasite film

La famiglia Kim vive in una modesta casa sotto il livello della strada, sopravvivendo grazie a una serie di piccoli lavoretti e al sussidio di disoccupazione. La morale della famiglia (ma soprattutto del padre) è quella di non avere un vero e proprio piano per il futuro e continuano a vivere alla giornata come meglio possono. Ma un giorno, grazie alla falsificazione di alcuni documenti, Ki-woo diventa l’insegnante di ripetizioni della figlia della ricca famiglia Park e, con un piano ben orchestrato, riesce a far ammettere anche sua sorella e i genitori.

Sebbene le premesse facciano pensare a una commedia nera che fa da sfondo a una situazione sociale molto pesante, ben presto ci si rende conto che le cose non stanno più così. Il film si trasforma proprio sotto i nostri occhi in qualcosa di completamente diverso, saltando da un genere all’altro: a tratti comico, a tratti thriller, a tratti horror.

“Ricorda, figliolo: non fare mai un piano”

Quello che Parasite vuole fare non è difficile da comprendere: vuole fare una satira alla disparità sociale che esiste tra diversi gruppi di persone. Tutto il film riflette questo aspetto. I dialoghi dei personaggi sono costruiti in modo da mettere in luce i comportamenti delle due famiglie ( la famiglia Kim pensa che i Park siano gentili con gli altri soltanto perché sono ricchi). Emerge la superiorità con cui i Park giudicano i propri “domestici” (umiliandoli in modo quasi superficiale), fino alla rappresentazione delle case delle due famiglie (quella bella, spaziosa e in collina dei Park contro quella sotterranea, puzzolente e opprimente dei Kim).

Parasite - Ki-woo

Tutto quello che appartiene ai Park è luminoso: gli stessi membri della famiglia saranno sempre impeccabili, sempre allegri e il loro unico pensiero è quello di organizzare feste per i loro amici. Al contrario i Kim si vestono con abiti dimessi, si aggrappano al primo segnale wifi disponibile e osservano la vita passare loro davanti dalla finestra del loro bunker sotterraneo. I Kim non hanno un vero e proprio piano per continuare a sopravvivere: vivono alla giornata, sperando prima o poi in un colpo di fortuna, come effettivamente accade. Uno degli insegnamenti più emblematici di questo film è appunto il “non fare mai un piano”: perché così non devi darti la colpa se questo piano fallisce.

Ma condurre la propria esistenza in questo modo per quanto tempo sarà ancora possibile? Soprattutto per due ragazzi come Ki-woo e Ki-jung, che non sono riusciti a entrare nelle università desiderate. Se quindi da una parte abbiamo il completo disinteresse dei genitori, ormai arresi alla loro condizione, dall’altra però ci sono i figli che hanno l’impulso di uscire da una situazione del genere. E Ki-woo proverà in tutti i modi a salvare la sua famiglia, tentando il tutto e per tutto fino alla fine. È infatti lui a proporre la sorella come insegnante di arte per il figlio piccolo dei Park, così come sono sempre i figli a liberarsi dell’autista e della domestica per far spazio ai loro genitori.

Parasite

A un certo punto un personaggio chiama i Kim “i parassiti della famiglia Park”, definendoli delle persone orribili e sottolineando con disgusto la loro attitudine a infiltrarsi nelle fondamenta solide di quella ricca famiglia per poterne ricevere soltanto il meglio. E quando l’ospite muore, anche il parassita cessa di essere tale.

È proprio a partire dalla comparsa di questo personaggio che il film comincerà a cambiare toni: la suspence cresce, il momento della verità viene costruito con una maestria impeccabile fino a raggiungere il punto più alto del film.

Perchè non posso fare una recensione di Parasite?

Parasite

Perché non posso aggiungere niente di più di quello che è già stato detto. Il film è indubbiamente bello, anche a sforzarmi non sono riuscita a trovargli un difetto. Scorre con linearità e si trasforma sotto i nostri occhi in modi che neppure ci aspettiamo. Fotografia, recitazione (un plauso speciale va a Song Kang-ho, il padre della famiglia Kim, che è stato impareggiabile nel suo ruolo), sceneggiatura: non c’è niente fuori posto. L’unica nota stonata è stata purtroppo il doppiaggio italiano: avrei davvero voluto sentire il film in lingua originale proprio perché i coreani (così come i giapponesi) hanno una recitazione molto particolare e difficile da rendere attraverso il doppiaggio. Ma si tratta di un gusto puramente personale.

È impossibile non ritrovarsi a ridere per le disavventure sempre più comiche e angoscianti in cui finiscono i Kim, soprattutto quando sai con certezza che prima o poi verranno scoperti. È un riso amaro, in fondo, perché dietro il parossismo di queste situazione c’è sempre un fondo stantio di verità su una realtà che il regista tenta di denunciare.

Perché se sei nato straccione, morirai da straccione”.

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