I videogiochi del decennio secondo la Nappa

La serie Metro

È soprattutto l’ambientazione che colpisce in questo sparatutto stroy-driven, oltre alla coraggiosa assenza di modalità multiplayer che sarebbe stata estremamente disorganica con il resto della produzione (sì, Mass Effect e Dragon Age Inquisition, sto guardano proprio voi). La componente narrativa è estremamente potente, supportata da un world building curato ed originale, in cui gli abitanti di Mosca sono costretti a rifugiarsi nella Metro della propria città dopo l’avvento dell’apocalisse nucleare.

La serie si sviluppa in tre capitoli principali in cui vestiremo i panni del protagonista Artyom, accompagnandolo nel suo percorso di crescita e sopravvivenza all’interno (e poi all’esterno) delle gallerie moscovite dove si scontrerà spesso con la dura realtà di un mondo in rovina. Il gameplay solido unisce fasi sparatutto più classiche unite a strategiche sezioni stealth in cui dovremmo sfruttare a nosto vantaggio l’ambiente circostante per farci largo in modo furtivo tra i nemici.

Alcune fasi della campagna sono impreziosite da ispiratissime sezioni horror in grado di fondere magistralmente tensione e momenti jump-scare grazie alla claustrofobia degli ambienti in cui ci muoveremo. La trama poi dà spesso una chiave di lettura interessante, specialmente quando riesce ad unire elementi così apparentemente dicotomici come il post-apocalittico e il misticismo. In definitiva una trilogia consigliata agli amanti degli sparatutto che si sono stancati di interpretare i soliti Marine americani pronti a sparare all’ennesimo terrorista russo cattivo.

Monster Hunter World

Monster Hunter World e la sua espansione Iceborne sono l’apice della serie di Monster Hunter ed un sogno per i tanti veterani che, come me, hanno iniziato la propria carriera di caccia sulle sponde della PSP con Monster Hunter Freedom. La categoria a cui appartiene MHW dovrebbe essere quella degli action con aspetti rpg, ma solo per quanto riguarda l’equipaggiamento. Sono infatti assenti livelli del personaggio, statistiche personali o qualsivoglia scelta morale da compiere.

L’esperienza di MHW però si realizza pienamente attraverso il suo essere game as a service dotato di endgame, con i suoi mille tecnicismi, il meta, le build e la scelta degli equipaggiamenti e delle armi che lo rendono un videogioco “duro e puro”, slegato da qualsivoglia pretesa narrativa, e che punta tutto su un gameplay che necessita di centinaia di ore anche solo per essere padroneggiato. Non è un caso che, avendo 14 tipi di armi, ci sono 14 tipi di gameplay, ognuno completamente diverso dall’altro. Questo ha formato nel corso degli anni una community estremamente appassionata e competente, sempre alla ricerca di un mostro più grande e potente da abbattere.

E poi che dire dell’egregio lavoro svolto da Capcom con il supporto a questo titolo? Aggiornamenti sempre gratuiti e costanti, nuovi mostri, eventi stagionali e bilanciamenti che denotano una cura particolare nel proprio prodotto e nel rispetto dei propri consumatori. Insomma se cercate un’esperienza di gameplay “pura” questo è il gioco che fa per voi.

Ah, e Charge Blade e lancia fucile > all.

The Witcher 3

Nutrendo un discreto disprezzo per i CRPG, il mio gioco di ruolo del decennio e della generazione è per forza di cose The Witcher 3, testimoni le mie 300+ ore sul titolo. Ammetto per correttezza di essere di parte, poiché la mia storia d’amore con Geralt di Rivia inizia ben prima che con i videogiochi e se domani uscisse fuori un tostapane griffato con la faccia del nostro Strigo preferito probabilmente lo acquisterei senza pensarci.

Quali sono quindi le motivazioni per giocare a tale titolo? Davvero devo elencarvele? E davvero non avete ancora giocato The Witcher 3 a fine 2019? Beh, potremmo iniziare dicendo che è un gioco del 2015 e che ancora oggi, quasi 5 anni dopo, riesce a dare ancora del filo da torciere a molti tripla A sul lato tecnico. Ogni maledetta quest secondaria di questo titolo vale due volte la quest principale di un qualsiasi altro action (non ci sono fetch quest, sia lodata Melitele e maledetto Dragon Age Inquisition) e narrativamente riesce ad amalgamare  concetti adulti e complessi con momenti memorabili e tematiche bellissime, come quello del rapporto padre-figlio (su questo argomento abbiamo scritto un articolo proprio qui). Mi è appena venuta voglia di rigiocarci comunque.

Infine, in quanto ci ho giocato dopo aver letto i libri è giusto sottolineare come questo gioco sia il naturale proseguo di questi ultimi, creando un canone che si amalgama perfettamente alle opere originali e che le prosegue in modo naturale, senza riscrivere o stravolgere la natura dell’opera originaria. E poi se hai letto i libri ci sono continui riferimenti e strizzatine d’occhio ad essi, cosa che ovviamente strappa più di un sorriso a chi come me ha iniziato dalla saga letteraria.

Infine un piccolo appunto sui design di armi e armatura: tutte bellissime nel loro essere low-fantasy e realistiche. Adoro.

Call of Duty Black Ops 1 e 2

Per alcuni Call of Duty non dovrebbe nemmeno essere nominato quando si parla di stilare liste dei migliori giochi di un determinato periodo, ma per me i primi due Black Ops hanno rappresentato una discreta fetta della mia adolescenza. E, a mio avviso, sono i migliori capitoli della serie.

Anzitutto la trama: il primo capitolo presenta una campagna lineare ma estremamente affascinante, ambientata durante la Guerra Fredda  e dai toni quasi paranormali. È nel secondo gioco però che la Treyarch dà il meglio di sè, creando una campagna non lineare, con scelte narrative che portano a conseguenze e finali diversi, mentre le missioni ambientate nel passato si intrecciano ad un futuro non troppo lontano e plausibile. Stupenda.

Ovviamente però il vero cuore pulsante di ogni Cod è la sua modalità multiplayer, ed è qui che entrambi i titoli trovano la loro massima realizzazione: mappe, armi, specialità e ricompense uccisone. Non c’è un singolo aspetto di tali prodotti che non fosse curato in modo perfetto nel suo bilanciamento, ed è questo che secondo me nessuno ancora in questa serie è riuscito a raggiungere, nemmeno la stessa Treyarch con i successivi capitoli di Black Ops.

Persona 5

Vi piace l’animazione Giapponese?
Vi piacciono i JRPG?
Vi piacciono i giochi belli?

Se la risposta è si ad almeno 2 di queste 3 domande, allora dovreste proprio giocare Persona 5. Vi rimando a questo post sulla nostra pagina Facebook per maggiori dettagli.

Red Dead Redemption e God of War

Metto assieme i due protagonisti dello scorso duello per decidere il videogioco dell’anno, poiché hanno in comune il fatto di essere due giochi collegati ad un forte fattore “caciarone”.

Nelle sue precedenti edizioni la serie GoW ha spinto molto forte su temi come gore, l’epicità spicciola e anche l’erotismo, mentre nel nuovo God of War siamo passati ad un soft reboot che diventa un’epopea estremamente matura e coinvolgente. Un viaggio di crescita per Kratos e suo figlio verso una nuova maturità, sia come personaggio che come videogioco. Discorso simile anche per RDR2, dove dalla Rockstar, fautrice del più famoso “giocazzeggio” del mercato, ovvero GTA, è stato prodotto un videogioco con una componente narrativa estremamente matura e avvincente, unita ad una cura per il dettaglio a dir poco ossessiva, che giustifica i molti anni di sviluppo

Se alla maturità narrativa di questi titoli aggiungiamo un comparto tecnico di ultimissima generazione e un gameplay sopraffino per ambedue i titoli, non posso far altro che consigliarli in modo assoluto a qualunque videogiocatore.

Note di merito

Ci sono moltissimi altri videogiochi che vorrei inserire in questa lista, ma non posso certo scrivere un articolo di 5000 parole. Qui di seguito farò allora una breve carrellata di tutti quei titoli che avrebbero meritato un posto in questa lista:

  • La serie Souls: la trilogia di Dark Souls colpisce per il suo gameplay tecnico e avvincente, che ha praticamente reso obsoleti tutti gli action rpg usciti prima di esso (sì, Skyrim, sto guardando te). Inoltre ogni titolo rivela delle storie dall’impatto emotivo devastante.
  • Zelda Breath of the Wild: è il videogioco che ha rivoluzionato il concetto di open-world, dove ogni centimetro della mappa ha qualcosa di interessante da farti assaporare, stimolando un’esplorazione continua e pregna di contenuto. Purtroppo ci sono delle scelte di design che non riescono a farmelo apprezzare in toto, come ad esempio la meccanica della rottura delle armi, ma per il resto è forse la più impattante killer application che la Nintendo abbia mai prodotto.
  • Alan Wake: le atmosfere che Remedy è riuscita a confezionare con questo titolo non sono più riuscito a riviverle: una vera perla da tentare di recuperare assolutamente. In questi giorni sto giocando a Control, nuova fatica dello stesso team di sviluppo e si respira una certa affinità tra i due. Speriamo bene.
  • La trilogia di Mass Effect: nonostrante il primo capitolo sia targato 2007, in realtà questa Space Opera può essere vista come un unico enorme videogioco, dove le scelte fatte in ogni capitolo possono avere ripercussioni sul finale. Un gameplay e un level design non troppo ispirati erano controbilanciati egregiamente da una componente narrativa e rpg egregia. Peccato per come la serie si sia evoluta con Andromeda. Ne abbiamo parlato anche in un nostro articolo qui.

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